Cavità sotterranee


dsc_2856

Cantina

Sotto al livello stradale, alle piazze, ai palazzi sono state ricavate nel tufo cavità abbastanza profonde per funzioni varie.

Servivano da cantine vinarie, da deposito e conservazione al fresco di derrate alimentari.

In alcuni casi venivano usate per il momentaneo deposito di carni fresche macellate o di manufatti derivanti dalle attività artigianali.

dsc_3369

“Vuccolo”, sbocco per aerazione

Potevano servire anche come rifugio in caso di assedio o come fuga verso le porte o verso i campi dei valloni del Riello e del Martorano, quando i sotterranei erano collegati tra loro.

Mescolando storia e tradizione, l’origine di queste cavità poteva rappresentare un percorso segreto. Si dice che le cantine di palazzo Ciardulli fossero collegate con quelle di palazzo Mazzone di via Diaz, a loro volta congiunte, insieme con altre, con quelle del largo Lapati che terminavano nella forra del Martorano dove è possibile notare uno sbocco attualmente murato.

Il reticolo delle cavità supera le cento unità e rappresenta una vera e propria città sotterranea molto estesa, considerando che ciascuna di essa supera i duecento metri quadrati comprese le rampe delle scale.

Erano scavate come cave le cui selci venivano usate per la costruzione delle case sovrastanti. Erano costruite a volte a botte e con cupole tronco-coniche, per l’aerazione erano servite da prese d’aria a livello stradale denominate “vuccoli” (occhi).

Antonio Buonomo, Guida alla lettura della città di Sant’Agata de’ Goti storia, arte, tradizioni, Puglianello, 2008
Rosanna Biscardi, L’Arco in fondo alla valle: il mistero architettonico di Sant’Agata de’ Goti, Napoli, Cervino editore, 2015

 

Galleria Fotografica

Video

Contatti & Info