Il Borgo


veduta-aerea2

Sant’Agata de’Goti, vista aerea del centro storico

Sant’Agata de’ Goti è una cittadina della provincia di Benevento che sorge in una vallata ai piedi del monte Taburno.

La parte antica della città è situata su un costone tufaceo tra le valli dei torrenti Riello e Martorano, entrambi affluenti del fiume Isclero.

Nel corso degli anni, la cittadina si è espansa al di fuori del centro antico occupando un pianoro sulla sponda opposta del torrente Martorano; l’area del comune è molto vasta e comprende un notevole numero di centri minori.

Le ipotesi degli storici sono ancora controverse circa la nascita dell’attuale centro abitato sulle rovine dell’antica città caudina di Saticula: sta di fatto che sono venute alla luce necropoli sannite nella zona nord del territorio santagatese. Saticula venne citata da Tito Livio prima e da Virgilio poi nel testo dell’Eneide.

Durante la seconda guerra sannitica nel 315 a.C. Saticula venne occupata dal dittatore Lucio Emilio, ma il villaggio resistette in assedio per due anni e fu presa solo grazie all’intervento di Quinto Fabio Massimo Rulliano. Nel 313 a.C. divenne colonia romana, restando fedele a Roma durante la seconda guerra punica.

panorama laterale

Sant’Agata de’Goti, costone tufaceo

Probabilmente è proprio nel periodo delle guerre sannitiche che Saticula, per necessità di maggiore sicurezza, fu abbandonata per spostarsi sulla rocca tufacea, impenetrabile e raggiungibile solo attraverso il Martorano.

Non ancora si conosce bene l’origine del toponimo “de’ Goti” della città. Secondo alcuni sarebbe da attribuire all’arrivo nel Sannio dei Goti intorno al 543,  secondo altri, invece, il nome della città deriverebbe dalla famiglia francese dei De Goth, che furono feudatari di Sant’Agata nel periodo angioino.

Infatti è solo dal 1500 in poi che i carteggi riportano il toponimo completo. Nei primi decenni del VII secolo Sant’Agata, sotto il dominio Longobardo, entrò a far parte del Ducato di Benevento e fu sede vescovile dal 970. Nell’alto Medioevo fu spesso contesa dai conti di Capua e dai principi di Benevento, finché, conquistata da Ruggero II, fu annessa al regno normanno nel XII secolo.

Il Castello Ducale e la Chiesa di San Menna sono il frutto della dominazione normanna con il conte Roberto Drengot che ristrutturò il Castello e fece costruire la chiesa. Nel 1230 la città fu in possesso del papa Gregorio IX e nel 1300 fu venduta dal conte di Caserta Bartolomeo Siginulfo al provenzale Isnard di Ponteves.

panorama

Sant’Agata de’Goti, vista aerea del centro storico

Nel 1343 fu concessa a Carlo Artus, conte di Monteodorisi e figlio di Roberto d’Angiò, appartenne poi ai Della Ratta nel 1400, agli Acquaviva nel 1528 e ai Cosso nel 1674.

Alla morte di Giacomo Cosso, rimasto senza eredi, il feudo venne messo in vendita e acquistato all’asta nel 1696 da don Carlo Marzio Carafa, duca di Maddaloni, alla cui famiglia restò fino all’abolizione del feudalesimo.

Sant’Agata fece parte della Provincia di Principato Ultra fino alla fine del 1700 per poi passare alla Provincia di Terra di Lavoro.

Coinvolta nella politica di sviluppo manifatturiero attuata da Ferdinando di Borbone, la cittadina potè contare fino al 1800 di una fitta rete di mulini e di piccoli stabilimenti per la lavorazione delle pelli.

duomo6

Chiesa della SS. Maria Assunta, scorcio del portico

Ancora oggi è visibile la struttura di un’antica ferriera poi trasformata in mulino.

A metà del 1800 Sant’Agata entrò a far parte della provincia di Benevento e venne coinvolta nella spirale del brigantaggio.

All’inizio del 1900 vennero realizzate una serie di importanti opere pubbliche tra le quali la più importante è il Ponte Nuovo sul torrente Martorano che rese possibile, nel corso del secolo, lo sviluppo di nuovi quartieri residenziali che oggi costituiscono la parte della città al di fuori delle mura antiche. Il centro storico sorge su un terrazzo di tufo grigio campano, di origine flegrea. Il nucleo abitato è distribuito all’interno di un’ellisse secondo una conformazione a spina di pesce con una strada principale centrale e un gran numero di strade secondarie trasversali.

La maggior parte delle architetture presenti sono in tufo, di cui è ricco il sottosuolo del paese, attraversato da un vasto sistema di cavità e cunicoli. Il centro storico è caratterizzato dalla concentrazione di numerosi monumenti di rilevanza storica, artistica e architettonica oltre al gran numero di testimonianze archeologiche superstiti di epoca romana.

Appunti del prof. Elio Abatino, Preside del Corso di Laurea Indirizzo Naturalistico Ambientale, in Scienze Turistiche dell’Università di Napoli e Presidente dell’Ireda (Istituto di Ricerca e di Didattica Ambientale)

Angela Palmentieri, Testimonianze romane del centro di Sant’Agata dei Goti e i loro reimpieghi
in Napoli Nobilissima, 2013

Michele Melenzio, Storia di Sant’Agata dei Goti dalle origini alla caduta del fascismo, Diego Bagnoli Editore, 1997