Palazzo Vescovile


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Palazzo vescovile, facciata

È verosimile pensare che la diocesi, alla fine del X secolo, abbia dato origine alla costruzione di un’abitazione per il vescovo.

Nel 1120 il vescovo Ati, nativo di Sant’Agata de’ Goti, illustre nella storia per essere stato confidente e segretario dell’imperatore Arrigo VI dal quale ricevette in dono molti beni, con propri mezzi riparò il palazzo danneggiato in molti punti e vi aggiunse nuove fabbriche.

Il terremoto del 1456 scosse il palazzo e lo abbatté in buona parte. Ad una sostanziale riparazione provvide il vescovo Guevara (1523-1556), mentre nel 1600 all’antica struttura fu aggiunto il piano superiore.

Il palazzo è attualmente sede della sezione “Luoghi Alfonsiani” del Museo Diocesano e dell’Archivio diocesano “Filippo Albini”, che copre un arco cronologico dal 1509 al XX secolo, con annessa la Biblioteca Diocesana “Sisto V” che ospita circa 8.000 volumi (XVI-XXI secolo).

Per l’accesso al Palazzo Vescovile si attraversa un cortile restaurato nel 1996 con una fontana del XVIII sec. sistemata sul lato sinistro; a destra si percorre uno scalone con lapidi e reperti di notevole importanza che conduce al Salone degli Stemmi.

Qui, lungo tutto il perimetro interno, sono riprodotti gli stemmi dei 68 Vescovi della Diocesi sistemati in ordine cronologico. Nelle bacheche sono esposte reliquiari ed oggetti di varie epoche unitamente a documenti originali riguardanti S. Alfonso Maria de’ Liguori.

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Palazzo vescovile, portale di ingresso

Sulla parete frontale campeggia la mostra di un organo seicentesco e a sinistra c’è un presepe di tradizione sammartiniana per ricordare i canti natalizi del Santo: Tu scendi dalle stelle e Quanno nascette Ninno.

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Statua di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Nella parte più antica dell’Episcopio si può vedere la sedia che S. Alfonso volle in camera sua e che fu lui stesso a decorare; nel corridoio successivo sono in mostra molti volumi del Santo Dottore della Chiesa.

Si può anche visitare la stanzetta alloggio che S. Alfonso usò per tutto il periodo di permanenza dopo averla scelta personalmente perché modesta e priva di aperture.

Attraverso un percorso più complesso, si possono visitare le Grotte e il Cunicolo di S. Alfonso, luoghi di preghiera di notevole importanza.

Nelle prime si possono ammirare affreschi del 1614 fatti eseguire dal Vescovo Ettore Diotallevi; il cunicolo è un angusto corridoio del ‘500 realizzato quale rifugio; affrescato nel 1613 fu assiduamente frequentato da S. Alfonso per pregare e per fare penitenza.

Dopo il restauro del 1999 vi si può ammirare un ciclo di affreschi seicenteschi di ispirazione biblica.

www.santagatadeigoti.net

 

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